Scritti Critici

Scritti critici in ordine cronologico
  • Bertè: la pittura come sguardo rivolto al mondo e all’interiorità di Carlo Francou

    2022 Uno sguardo ad un luogo amato dell’alta Valtrebbia , con in primo piano i resti del manufatto di Ponte Lenzino. Un’intima dimostrazione di affetto per le proprie radici e per quei paesaggi che fanno parte della poetica pittorica di Carlo Bertè. La prima pagina d’artista che campeggia oggi sulla Libertà, tradizionale augurio di Buon…

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  • Dalle “Catastrofi” ai “Veli Bianchi”

    2022 Nel ciclo “Catastrofi” portato avanti tra il 2004 e il 2007, Bertè fa rivivere le angosce del mondo contemporaneo afflitto da cataclismi naturali e drammatici conflitti. Successivamente, nelle opere degli anni precedenti la pandemia, traspaiono invece “veli bianchi” con un raffinato utilizzo di carta di seta posata sul paesaggio con la tecnica del “marouflage”.…

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  • Carlo Bertè

    2017 Carlo Bertè dipinge dalla sua prima gioventù. I maestri che ha incontrato e frequentato sin da Piacenza e poi successivamente a Brera, a Londra, a Parigi lo hanno nutrito così come gli scrittori che ha frequentato, le letture e i viaggi. Questa affermazione banale nella sua semplicità schiude la porta ad una riflessione sulla…

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  • Carlo Bertè

    2008 “Mi sono fatto contaminare da Monsù Desiderio, mi sono fatto inspirare da Monsù Desiderio, ho citato Monsù Desiderio “ad abundantiam”, ma i quadri, la pittura sono miei. Perciò parlo di Cadenza d’Inganno: per la sorpresa che l’irruzione della poetica di Monsù Desiderio ha generato creando lo spiazzamento che i quadri che sono in mostra…

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  • Francesco Spagnolo

    2008 “Dipingere il crollo delle cose più amate è più di una reazione alla catastrofe. E’ il modo di concepire (e affrontare) la catastrofe affinché le macerie consentano di ricominciare di nuovo. E’ una nuova ricerca dei canoni del sapere, una strategia immaginaria e dunque più reale di qualsiasi altra. Si presti attenzione ai tentativi…

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  • Carlo Rovagnati

    2008 Ancora una volta Carlo Bertè opera uno spiazzamento nell’osservatore. Il tema della serie Le Catastrofi, non è tanto l’architettura destabilizzata, un’architettura che crolla sotto il peso inesorabile del tempo o di un fenomeno tellurico, ma il dipinto in restauro, ovvero l’interruzione del testo pittorico espressa attraverso la lacuna, nell’opacità o nella trasparenza della superficie…

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  • Luigi Sansone

    2008 “Appartengono alla culla del Mediterraneo i colori più amati da Berté: sono le terre che vanno dalle sabbie chiare del deserto, all’ocra delle rovine in mattoni di argilla, al cotto, tonalità calde che dialogano con quelle marine dove il blu mediterraneo sfuma nel turchese dell’acquamarina.” Les couleurs que Bertè aime le plus appartiennent au…

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  • Vittorio Sgarbi

    2002 “Berté, sensibilissimo quasi mistico, neo-bizantino, oscillante tra la scrittura di Paul Klee e la distanza dal mondo di Felix Vallotton”.

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  • Rino Cortiana

    2002 “Il labirinto continua ad essere costruito: vi vaga all’interno suo il Minotauro. Qualche Icaro continua nel tentativo di superare le mura. Si ferma incerto sulla sommità della torre “Pensavo al tuo Icaro incerto dell’88” a misurare l’altezza dei grattacieli e la resistenza della cera. Si scioglie il dubbio in frammenti di cera, in frammenti…

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  • Stefano Fugazza

    2001 “Carlo Bertè predilige figure misteriose, luoghi arcaici, resi attraverso una pittura dotta ed accurata che nulla lascia al caso. In lui vi è una contemplazione silenziosa degli spazi e una profonda voglia verso orizzonti incommensurabili”.

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  • Carlo Bertè

    2001 “Citazionista? Io mica lo sapevo che nel ’68, mentre dipingevo Victoria Rex, a Londra, stavo facendo il citazionista. Non sono un citazionista perché non mi ascrivo tra coloro che hanno individuato nella citazione la chiave di rappresentazione di un pensiero. Io mi sono limitato ad utilizzare il mio bagaglio di immagini,tra le quali molte…

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  • Carlo Francou

    1998 “… ma i cieli di Berté, anche nelle notti in cui le stelle sembrano piangere, si offrono a chi li guarda in una serena armonia. Il suolo arido e profondamente intagliato dall’erosione degli orizzonti del Salento sembra prendere così nuova vita da quella pioggia di stelle, la vita dell’infinito.”.

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  • Francesco Spagnolo

    1998 “Non si dve pensare a un pittore figurativo del ventesimo secolo come un eroe coraggioso che impavido sfida le tendenze dominanti. Questi si presenta piuttosto come un artigiano –un uomo che conosce il proprio mestiere nei più piccoli dettagli e che lo ama proprio a partire da essi. Il suo coraggio, il suo eroismo,…

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  • Roberto Tassi

    1993 “L’immobilita’ é stigma assoluta dei paesaggi che sono quelli sui quali si stringe il nostro discorso; ma l’immobilità vi è anche contraddetta da arbusti che spuntano e fioriscono, da ciottoli sparsi, da prati verdissimi, da costellazioni che ruotano. Fossilizzazione e proliferazione si congiungono e si contraddicono, o si elimanano a vicenda; miraggi di città…

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  • Mauro Sargiani

    1993 “Ora nella pittura di Berté gli orizzonti sono diventati una meta dello sguardo dove la seduzione si interrompe e nessuna visione ci raccoglie per assicurarci un’esistenza, così rimaniamo fermi e un poco sorpresi, senza sapere se potremo orientarci: il cielo si é spostato in alto verso la fine del quadro, sembra quasi voler togliere…

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  • Paolo Biscottini

    1991 “Il passo verso la metafisica è breve, brevissimo ma Berté non lo compie perché mentre si sofferma su una forma e l’accarezza lentamente, voluttuosamente, scopre in essa la possibilità della deformazione. Ossia di potersi da essa lievemente scostare e senza mutarla trasformarla. Cos’è un ricciolo se non l’estrema voluttà della sfera e perché non…

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  • Marcel Paquet

    1989 “L’oeuvre de Berté s’est toujours charactérisé par un traitment sensible, charnel, sensuel de la matière et si, durant des années, il a graffé sur cette sensualité du visible, sur cette sensibilité, de l’image, des thèmes organiques, des visages de femmes ou meme des situations psychologico-érotiques, il reste que l’essentiel de sa démarche n’était pas…

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  • Vanni Scheiwiller

    1969 “Orizzonte, per il vocabolario degli Accademici della Crusca, è la linea o cerchio celeste che divide l’uno e l’altro emisferio e termina la nostra vista. Orizzonte non vuol dire altro che ultimo termine, oltre il quale gli occhi umani non possono vedere. In senso traslato, ripreso dai puristi come francesismo, sta per larga veduta.…

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  • Gianni Celati

    1985 “il mio interesse per la pittura di Carlo Berté sta in una condotta, in un comportamento di estraneazione che mi ha colpito. L’effetto dei suoi quadri mi sembra spesso “paradossale”, tento di esprimere questo effetto con la parola “naturalezza” per dire che niente è forzato, non vi sono pretese di catturare l’occhio o la…

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  • Mario De Micheli

    1984 “I suoi quadri si collocano fuori da un tempo diurno per animarsi in un tempo poetico, nella dimensione intellettuale di una metafora folta di sensi polivalenti, ricca di stupori contemplatiivi. Eppure niente di approssimativo in questa pittura. Se è vero che lo spazio in cui le sue immagini respirano è quello del sogno,è anche…

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  • Hans Redeker

    1979 “Carlo Berté is dat een uitverkoren positie, vooral omdat Waldberg heel goed het surreel-symbolische gehalte van dit overigens toch zo typisch Iialiaanse, beter gezegd Mediterranee werk heeft herkend, met de Villes invisibles van Italo Calvino, met Stendhal en diens La Chertreuse de Parme en vooral de wereld van Jonathan Swift als internationale inspiratienbron maar…

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  • Patrick Waldberg

    1979 “J’ai toujours considéré les tableaux accrochés à un mur, chez moi ou ailleurs, comme autant de fenetres ouvertes sur des mondes que l’on nous donne à découvrir. Dand un film célèbre, Fenetre sur cour, Hitchcock montrait son héros immobilisé observant par sa fenetre une succession d’activités déroutantes et mystérieuses. Il m’est venu à l’esprit…

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  • Giuseppe Marchiori

    1969 “La casella per Berté ha l’etichetta dell’arte fantastica, veduta e trasferita in un’esperienza composita, in cui molti echi arrivano da culture diverse, ma risolti in una formula individuale talora un po’ sibillina. I confini tra le arti non sono più tanto stabili, e Berté li varca spesso, con incursioni che servono ad animare, o…

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  • Franco Solmi

    1972 “Ma ciò che mi interessa nel suo lavoro è la linea di tendenza che, a mio avviso, non lascia dubbi sulla volontà di Berté di non accettare una posizione di confine nel quadro di una situazione interessante artisti di ogni parte d’Italia che ha fatto giustizia della famigerata “neo-fogurazione”.

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  • Mario Ramous

    1969 “… ed è questa appunto la probabile intenzione di Berté: giocare su un giuoco già codificato, e vedere se è possibile inventarne uno nuovo sugli esiti di quello già risolto e concluso. L’archeologia potrà quindid diventare l’archeologia di sé stessa così come la pittura della pittura, la scienza della scienza, ecc. E’ l’ipotesi da…

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  • Ferdinando Arisi

    1969 “ Con i tempi che corrono anche la memoria si è dovuta organizzare; ha i suoi archivi, scaffali, cartelle contrassegnate da indicazioni riepilogative. Carlo Berté ha la sua, con questa etichetta, concentrata da un magazziniere forse un po’ pazzo “pittura di evasione; tela di ragno nel Tesoro di Atreo; parente di Monsù Desiderio” ……

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